Acquisire nuovi clienti: Inbound vs Outbound Marketing

Acquisire nuovi clienti: Inbound vs Outbound Marketing

16 Ott 2020

Tutti noi giovani imprenditori prima o poi ci troviamo di fronte al momento in cui dopo aver battuto le mani si dice “Ragazzi, bisogna iniziare ad acquisire dei nuovi clienti”.

E così inizia il tormentato “contatto a manetta” dove si va a bussare alla porta dei negozi, si passano ore ed ore al telefono e si tenta di contattare con tutti i responsabili del reparto marketing o ufficio stampa.

Processo che comporta la realizzazione di proposte accattivanti dedicate con annesse eventuali grafiche personalizzate; lo studio dell'attività del cliente la ricerca dei contatti in target e la successiva fase di contatto telefonico, via mail o di persona.

Sistema che va seguito con attenzione e soprattutto perseveranza ( perché sarà una bella sfilza di “NO”, soprattutto all’inizio), 3 ore al giorno sono sicuramente un buon ritmo di partenza.

Sistema che sul lungo periodo però diventa veramente insostenibile perché ad un certo punto bisognerà anche lavorare e che soprattutto ci porta ad investire tempo nella ricerca del cliente però compiendo azioni fine a se stesse che non producono in nessun modo degli Asset. (Prodotti materiali ed immateriali che con il tempo creano e aggiungono valore: una foto su un social è tranquillamente un asset, una chiamata telefonica o una mail no)

 

Tutte queste attività rientrano sotto l’etichetta di OutBound Marketing ovvero quel marketing che punta a catturare l’attenzione di un utente o cliente a prescindere da che cosa quella persona stia facendo.

Radio, Tv, Giornali ne sono un esempio lampante: canali con grandi Audience dove la pubblicità che passa non è quasi mai in sintonia con il contenuto che interrompe, ma si incentra sul possibile utente che tendenzialmente dovrebbe trovarsi in quel momento su quel canale. Anche il porta a porta o la mail inviata a partire dall’acquisto di un database di contatti o le chiamate del call center rientrano in questa categoria.

Il metodo alternativo, che non vuol dire in nessun modo migliore perché ogni business funziona a modo suo, è l’InBound Marketing, ovvero l’investimento del tempo nella creazione di contenuti di valore e sviluppati su sul pubblico che ha già dato il consenso di ricevere contenuti da parte nostra o di qualcuno che ha davvero la necessità di quel contenuto.

Ma se inizialmente non abbiamo nessuno che ci segue e pochi clienti come possiamo veicolare questo contenuto? Bisognerà fare delle sponsorizzazioni?
L’investimento in sponsorizzazioni è sicuramente da tenere in conto ma in maniera minore. Il primo punto di partenza per veicolare in maniera efficace i propri contenuti è entrare all’interno delle community, che siano su Facebook, Linkedin, Telegram e chi più ne ha più ne metta non però con l’intenzione di “vendere vendere vendere” ma essendo propositivi e dando risposte e offrendo contenuti che siano veramente in linea e di utilità per il gruppo.

Per la parte di sponsorizzazioni inizialmente per delle campagne a livello locale l’investimento non avrà bisogno di superare i 150€ al mese perché il suo scopo iniziale sarà quello di fare puramente accrescere quella che è la notorietà del Brand.
L'obiettivo finale è che la realizzazione di campagne di sponsorizzazione diventino puramente campagne di remarketing così da andare a toccare solo e unicamente un pubblico sempre tiepido evitando così di posizionare i nostri annunci davanti ad un pubblico freddo finendo così a fare il classico OutBound Marketing.

Perché la cosa più importante è di essere decisi nel perseguire le scelte che si prendono evitando di fare quei mezzi passi avanti che poi si trasformano sempre in un salto indietro. Valutate con attenzione il vostro business e concentrate le vostre energie in una sola di queste direzioni oppure separate i reparti in modo che uno porti avanti l’Inbound ed un secondo l’Outbound.

Se no il rischio è che al posto di iniziare ad acquisire dei nuovi clienti finirete solo a perdere tempo e a sprecare energie.