Camera Car e Formula 1

Camera Car e Formula 1

02 Giu 2020

Sicuramente avrete visto backstage del cinema dove vengono montate ingombranti impalcature su veicoli, oppure di aver attaccato la vostra gopro sopra il casco per le gite fuori porta.

Il camera car è da sempre uno strumento affascinante per il cinema e lo sport.

Ci porta dentro una situazione dinamico-coinvolgente, con l'avvento delle action cam è arrivato nelle case di tutti.

Ci sono però casi particolari e al limite, ad esempio la Formula Uno.

Quella delle monoposto è una situazione veramente al limite, microcamere uguali per tutte le scuderie, che però devono essere collegate per streaming video e diretta televisiva.

C'è infatti un capitolo del regolamento FIA che stabilisce numero e posizione delle camere montate sulle monoposto.

Oramai come per ogni ripresa video le immagini in soggettiva dalle macchine e dalla visuale dei piloti sono un dato di fatto a cui non si fa più nemmeno caso.

Ovviamente non è stato sempre così. L’idea di montare strumenti di ripresa sui mezzi in movimento è vecchia come il motorsport, forse anche di più.

Ci sono stati innumervoli tentativi svolti nella storia, ma inevitabilmente, fu il cinema a dare una svolta al camera car.

Fu Grand Prix, il film realizzato nel 1966 da John Frankenheimer a darla molto del suo fascino visivo infatti è legato proprio al massiccio uso di immagini riprese dalle gigantesche Super Panavision 70 montate sulle vetture.

Dieci anni dopo, Claude Lelouch avrebbe realizzato C’Etait un Rendez-Vous. 8 minuti di folle corsa nell’alba di Parigi, girati in piano sequenza al volante della sua Mercedes 450SEL, senza trucchi nè accelerazioni.

Nel settembre 1979, una via di mezzo tra onboard ed helmet cam viene piazzata, in gara, sulla Tyrrel di Derek Daly.

Gli ingombri della cinepresa, una Ikegami, sono però ancora tutt’altro che ottimali, e l’apparato elettrico della camera va in corto circuito con quello della macchina. Esperimento abbandonato

Il salto successivo arriva a metà degli anni ‘80.

L’esempio stavolta viene dalla Nascar, che già da qualche anno usava le in-car camera durante i live delle corse, appoggiandosi alle strutture del canale tv australiano Seven Network, il primo a lavorare con approccio scientifico a questa tecnologia.

Nel 1985, così, entra in azione la prima live onboard camera, montata sulla Renault di François Hesnault nel Gran Premio di Germania.

Il resto è l’oggi, con camere sempre più piccole e sofisticate che, a partire dal 1998, diventano equipaggiamento comune a tutte le monoposto in griglia e che ora, ad esempio nell’offerta italiana di Sky Sport, offrono la possibilità attraverso il mosaico interattivo di vivere l’intera gara dalla prospettiva dell’auto preferita.

Aspettando il prossimo capitolo: l’onboard 3D che combinato al potenziale del VR trasformerà lo spettatore in vero o proprio protagonista.