I 9 FILM DA VEDERE SECONDO HPVFILM 

I 9 FILM DA VEDERE SECONDO HPVFILM 

22 Nov 2020

Essendo una produzione video abbiamo dovuto assolvere ad un arduo compito durante questi mesi di pandemia: Rispondere continuamente alla domanda: Qualis sono i film da guardare durante il lockdown ? 

Un po' per far passare il tempo, un po' per cercare di distrarci dai problemi e dalle preoccupazioni e un po' per stare insieme alla nostra famiglia, il cinema casalingo è entrato a far parte della nostra Routine. Ma scegliere quale film guardare è un processo lungo e meticoloso, soprattutto quando dal vostro click sul telecomando dipendono le prossime due ore di vita di tutto il resto della stanza. Perchè ammettiamolo: quando finisce un film e qualcuno commento con "che film di merda" è sempre un colpo al cuore.

Siete alla ricerca del prossimo film da guardare durante il lockdown?
Non preoccupatevi: Eccovi una raccolta di 9 film da vedere (o rivedere) assolutamente in questo perdio

 

PARASITE 
In un’epoca di fratture sociali sempre più profonde e laceranti, Parasite mette in scena un’eccellente parabola della lotta di classe, ora riproposta in una dimensione domestica. Bong Joon-ho si destreggia con profonda arguzia e gusto satirico tra la commedia e il dramma sociale, fino al thriller dalle tinte scure. Seppure si passi da una rappresentazione di genere ad un altro, il regista riesce a direzionare il film, e i suoi personaggi con esso, verso una spirale discendente verso la tentazione e i suoi demoni. Bong Joon-ho è tanto ispirato nella componente narrativa – innalzandosi a dio efferato e feroce della sua creazione condotta ad un climax inevitabile – quanto in quella registica. Parasite è costruito secondo un registro impeccabile, dalla composizione geometrica delle scene  fino al montaggio, determinando magnifici contrappunti antitetici tra le inquadrature e le musiche, con un gusto pop per l’antifrasi.


IL PETROLIERE 
La macchina da presa volge ora lo sguardo ad un passato non troppo lontano, proiettando sullo schermo la visione delle origini delle oligarchie economiche americane. Plainview diventa il simbolo di una frangia di imprenditori disposti a pagare ogni prezzo per soddisfare la propria brama di dominio; uomini corrotti e manipolatori.
Così Plainview inganna e mente, facendosi beffa dell’ignoranza di comunità rurali e promettendo loro ricchezze e progresso, di cui in realtà sarà il solo beneficiario. La pellicola contiene un’opera critica di cruda e amara satira sul capitalismo sfrenato e spietato dei padri fondatori di una nazione, che conquistarono l’ovest col sangue.
Daniel Day-Lewis, figura istrionica, si muove sulla scena imponendo agli altri interpreti la sua presenza fisica. Protagonista di quasi la totalità delle inquadrature. Attore dal talento straordinario, capace di immedesimarsi con una volontà ossessiva nei suoi personaggi, fino ad assumerne realmente la personalità e corporeità.


NOSFERATU 
Murnau crea con questo film un linguaggio, una tassonomia di immagini che si configura come una Grammatica di riferimento, una semantica con cui poter costruire nuove grandiose cattedrali. Capostipite del genere vampiresco il film di Murnau non può e non deve essere incasellato in un angusto spazio di genere, ma al contrario assumere lo spessore di opera universale che ha contribuito all’edificazione di buona parte del cinema moderno. Tratto dal celebre e saccheggiatissimo romanzo di Bram Stoker narra la storia del Conte Orlok. Questi cambiando residenza e trasferendosi nella regione dei Carpazi porterà la sua condanna in quei luoghi, ma una donna potrà porre fine alla malvagità. Celebre la scena del carro funebre lanciato in una folle corsa nella notte, o le sequenze suggestive dell’ombra del Conte che si staglia sui muri divorati dal buio. Un classico senza tempo.


VIAGGIO NELLA LUNA 
Agli albori di un bislacco mezzo espressivo chiamato “cinematografo” il regista e attore francese Méliès esplora le potenzialità di questa clamorosa novità dando alla luce un’opera visionaria e sorprendentemente moderna nel concept. A Méliès dobbiamo veramente tutto: un artigiano mosso da una curiosità implacabile e da un’insana voglia di sperimentare che scoprì e plasmò molte delle tecniche cinematografiche usate ancora oggi per girare un film (dalla mascherina allo scatto singolo, fino al montaggio). In questo breve filmato c’è tutta la sua Arte, tutto il suo spontaneo stupore nell’accostarsi a questo mondo da grande affabulatore ricavandone mirabolanti storie da narrare al suo uditorio in forma di immagini. Tratta da un racconto di Verne narra la storia di un gruppo di astronomi che pur di raggiungere la Luna si fa sparare con un potente cannone centrando l’occhio del satellite (da qui il celeberrimo disegno della locandina, ripreso anche dagli Smashing Pumpkins in una copertina di un loro album). Una volta raggiunto l’obiettivo verranno a conoscenza di un popolo ostile: i Seleniti, dominato da un re tiranno che vuole imprigionare i terrestri e ridurli in schiavitù. In tralice traspare il talento del regista nel rendere al meglio le espressioni dei volti, i paesaggi alieni, la dinamica del viaggio attraverso un uso spregiudicato della cinepresa. Bellissimo e indimenticabile incipit di un viaggio che, grazie a questo pioniere, riversò una cornucopia di Meraviglie a tutti coloro che vi si imbarcarono.


THE DEPARTED
Martin Scorsese ha ancora il tocco magico dei tempi di Raging Bull e Taxi Driver e lo dimostra con un film sontuoso. Il merito è anche da ascriversi al grande lavoro in sede di sceneggiatura di William Monahan che ha trasposto in canone occidentale, per così dire, un film del 2002 di Wai-Keung Lau intitolato Infernal Affairs, ambientato ad Hong Kong. La storia è quella di due poliziotti con opposti destini. Uno è Colin Sullivan, brillante recluta che fa una rapida carriera all’interno del dipartimento di polizia di Boston, ma è corrotto e fa segretamente da delatore al boss mafioso Frank Costello. L’altro è Billy Costigan, irlandese proveniente dai bassifondi, infiltrato in un’operazione segreta nella banda di Costello. I due incroceranno destini e vite in un crescendo mozzafiato di avvenimenti fino alla resa dei conti finale. Un immenso Nicholson nella parte di Costello, è già divenuta un’icona la scena in cui appare a Costigan completamente imbrattato di sangue e gli parla con sottigliezza demoniaca. Brillante l’inquadramento psicologico dei due protagonisti, un dualismo che è il fulcro narrativo del film. Da un lato il subdolo Sullivan dall’altro il nervoso Costigan, l’unione e la distinzione delle due identità è una chiave di lettura suggestiva. Paradigmatica in questo senso la scena in cui Sullivan cancella l’identità di Costigan dal database rimuovendo di fatto la sua persona dal piano del Reale. Un’opera che riscrive i canoni del “mafia movie”, un capolavoro annunciato che non ha disatteso le aspettative.

 

IL MIGLIO VERDE
Un gruppo di detenuti del penitenziario di Cold Mountain nel 1935 fa la conoscenza di John Coffey, un gigantesco omone con poteri taumaturgici eccezionali. John è stato condannato a morte perchè accusato di aver violentato e ucciso due bambine, ma in realtà è innocente. Il vero autore dell’atroce delitto finirà nello stesso carcere con altre accuse. Con l’arrivo di John Coffey cambiano i rapporti dentro le anguste mura della prigione, sarà l’occasione per fare breccia in un mondo dove ostilità e violenza caratterizzano i rapporti tra carcerieri e reclusi.



IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI 
Clarissa Starling (Jodie Foster) è una giovane e brillante recluta del FBI che, per volontà del suo diretto superiore Jack Crawford, viene chiamata ad indagare su Bufalo Bill, fantomatico serial killer che scuoia le sue vittime. Clarissa sarà inviata a chiedere l’aiuto di Hannibal Lecter, psicologo detenuto in un carcere di massima sicurezza, antropofago e artista, e reputato a conoscenza di particolari fondamentali sulla vita dell’assassino a cui l’FBI sta dando la caccia. L’incontro con Lecter è il punto focale del film. Hannibal dotato di smisurato gusto ed erudizione inizialmente gioca crudelmente con la giovane Clarissa, indispettito dal fatto che Crawford abbia osato inviare una semplice recluta per ottenere informazioni. Gradualmente però si instaurerà uno strano rapporto fra i due di mutuo rispetto. La battaglia psicologica tra Lecter e la Starling è giocata su dialoghi serrati, su particolari raccapriccianti e sul disagio che la donna prova ad essere in quel posto, fianco a fianco con i peggiori psicopatici del Paese. Alla fine Lecter convincerà Crawford di voler collaborare ma approfittando di una cella temporanea nella quale lo rinchiudono riuscirà ad evadere in una sequenza che rimane nella storia del cinema. Clarissa intanto grazie alle mezze parole di Lecter riuscirà ad inviduare la casa di Bufalo Bill e dopo una disperata lotta finale ad avere ragione di lui.

IL CUOCO, IL LADRO SUA MOGLIE, L'AMANTE
Uno dei titoli più brutti mai dati ad un film e non c’entra questa volta la traduzione del distributore. Eppure Peter Greenaway, a dispetto di questo, ci regala un film splendido, saturo di metafore, colori cangianti, personaggi epici, cucine dionisiache e pranzi luculliani. Il cinema di Greenaway è un incedere di suggestioni visive come struggenti folgorazioni, un turbinio cromatico che colpisce come un maglio l’attenzione di chi guarda e si converte istantaneamente in emozione, in linguaggio. Ogni scena è costruita per comunicare senza necessità di parole, così in una sequenza vediamo i personaggi aggirarsi dentro un bagno rosso scarlatto, per poi scoprire che il bagno è in realtà di un bianco abbacinante, e la passione della scena precedente si quieta in riflessione. La cucina è ricolma di oggetti, cibi, stoviglie, operai, cuochi, con in sottofondo la meravigliosa voce bianca del piccolo sguattero che canta il Miserere per tutti coloro che ci lavorano. Il salone del ristorante è immerso in un rosso penetrante con un immenso quadro di Frans Hals, il Banchetto degli Ufficiali, ad incombere sui commensali.



FULL METAL JACKET
Full Metal Jacket è un’opera divisa in due parti, nella prima assistiamo all’arrivo delle reclute in un campo di addestramento per marines dove dovranno sostenere una durissima selezione prima di essere mandate al fronte. Nella seconda parte seguiamo quelle stesse reclute nel teatro di battaglia in Vietnam. Un lungo viaggio in cui perderanno innocenza e umanità. La narrazione espone lucidamente la scansione temporale di questo mutamento facendo balenare in controluce la ferinità umana latente in ognuno dei personaggi coinvolti. Kubrick usa la caratterizzazione ridondante di ogni personaggio per sottolinearne la deriva psicologica, una sorta di caricatura iperbolica: l’istruttore Hartman è il prototipo del duro inflessibile, Joker è lo scanzonato universitario sempre pronto a gettare ironia su ogni cosa, Palla di Lardo è il debole che si lascia devastare dagli eventi, la fragile mente che cede sotto il peso della prevaricazione e della violenza. Scene memorabili di questo film sono entrate nel database mnemonico di ogni appassionato di cinema: il ghigno satanico di Palla di Lardo quando incrocia il fascio di luce della torcia elettrica di Joker e il suo sguardo perduto nella schizofrenia di chi ha lasciato ogni cosa alle spalle. La marcia dei soldati in mezzo alla devastazione più totale sulle note della marcetta di Topolino che cantano in coro con beffarda rassegnazione. Un lungo straziante urlo contro ogni guerra quello che Kubrick affida alle immagini di questo film, un angosciante riflesso di uomini svuotati di ogni connotazione umana, alienati da ogni essenza di umanità, vuote macchine per combattere in una guerra assurda e remota.